Composizione

Principi attivi

Prednisonum.

Sostanze ausiliarie

Prednison Galepharm 5 mg compresse
Lactosum monohydricum 77.2 mg, Cellulosum microcristallinum, Carmellosum natricum conexum corresp. max. 0.3 mg Natrium, Povidonum K 30, Magnesii stearas.

Prednison Galepharm 20 mg compresse
Lactosum monohydricum 138 mg, Cellulosum microcristallinum, Carmellosum natricum conexum corresp. max. 0.5 mg Natrium, Povidonum K 30, Magnesii stearas.

Prednison Galepharm 50 mg compresse
Lactosum monohydricum 128 mg, Cellulosum microcristallinum, Carmellosum natricum conexum corresp. max. 0.6 mg Natrium, Povidonum K 30, Magnesii stearas.

Forma farmaceutica e quantità di principio attivo per unità

Compresse divisibili da 5 mg, 20 mg o 50 mg di prednisone.

Indicazioni/possibilità d’impiego

Condizioni allergiche

Condizioni allergiche severe e/o invalidanti nonché refrattarie alle terapie convenzionali, quali asma bronchiale severo, rinite allergica cronica severa, reazioni di ipersensibilità a un medicamento (sindrome di Stevens-Johnson e di Lyell).

Malattie reumatiche

Episodi acuti o esacerbazioni di malattie reumatiche che non possono essere sufficientemente controllati con antinfiammatori non steroidei, quali febbre reumatica acuta con patologie concomitanti, poliartrite cronica, spondilite anchilosante, polimialgia reumatica, osteoartrite post-traumatica, sinovite in pazienti con osteoartrite, arterite a cellule giganti.

Collagenosi (malattie del complesso immunitario)

Episodi acuti di lupus eritematoso sistemico, dermatomiosite sistemica (polimiosite), granulomatosi di Wegener.

Malattie cutanee

Dermatosi bollose, micosi fungoide, psoriasi severa, episodi acuti di pemfigo volgare ed eritema nodoso, forme severe di dermatite atopica.

Disturbi endocrini

Aggiunta alla somministrazione di un mineralcorticoide in caso di insufficienza corticosurrenale (il rimedio di elezione in questo caso è l’idrocortisone o il cortisone; nei bambini la terapia sostitutiva con un mineralcorticoide è particolarmente importante e in caso di perdita totale della funzionalità corticosurrenalica non si può prescindere dall’aggiunta di un mineralcorticoide); tiroidite granulomatosa (acuta, non suppurativa).

Patologie dell’occhio

Severe malattie allergico-infiammatorie acute e croniche, quali congiuntivite allergica, irite, iridociclite, cheratite disciforme, corioretinite, uveite posteriore diffusa, neurite ottica.

Patologie epatiche e gastrointestinali

Episodi acuti di colite ulcerosa e morbo di Crohn manifesto.

Sindrome nefrotica

Negli stati edematosi, induzione della diuresi e riduzione della proteinuria nella sindrome nefrotica idiopatica non uremica o a seguito di lupus eritematoso.

Altre patologie

Cure palliative delle leucemie e dei linfomi dell’adulto e delle leucemie acute del bambino, nonché cure palliative per sarcoidosi sintomatica, trombocitopenia idiopatica, anemia emolitica autoimmune, anemia ipoplastica (eritroide) congenita e in caso di reazioni e/o crisi di rigetto di trapianto.

Posologia/impiego

Generalmente, la terapia corticosteroidea integra una terapia di base, senza per questo sostituirla.

Il prednisone deve essere dosato individualmente secondo il tipo, la severità e il decorso della malattia e in base alla risposta del paziente. Per ridurre gli effetti indesiderati di Prednison Galepharm è necessario osservare le seguenti direttive terapeutiche:

Si deve sempre aspirare a somministrare la più bassa dose terapeutica necessaria. Sebbene la temporanea somministrazione di glucocorticoidi in dosi elevate sia innocua, una dose d’attacco elevata deve essere ridotta in breve tempo (pochi giorni) a una dose di mantenimento quanto più bassa possibile.

Il trattamento iniziale di severe condizioni patologiche acute e potenzialmente letali, quali stato asmatico, shock anafilattico o edema cerebrale acuto, richiede la somministrazione endovenosa di un corticosteroide. Si rimanda alle informazioni sui medicamenti di preparati adeguati.

Se per trattare la patologia è necessario più di qualche giorno, il dosaggio deve essere progressivamente ridotto a una dose di mantenimento pari a meno del doppio della dose soglia Cushing o sospeso gradualmente (dose soglia Cushing per il prednisone: 5–7.5 mg).

Qualora, in una patologia cronica, si verifichi una remissione spontanea, il trattamento deve essere interrotto.

Nel caso in cui Prednison Galepharm debba sostituire una terapia con un altro glucocorticoide è necessario considerare le dosi equivalenti (vedere «Proprietà/effetti»).

Linee guida sulla posologia

Il dosaggio iniziale dipende dalla patologia da trattare e corrisponde solitamente a 5–60 mg/die. Tuttavia, in casi acuti o particolarmente severi che richiedono un rapido miglioramento, è consentito somministrare anche dosi notevolmente maggiori, che nel breve termine possono risultare inevitabili.

Terapia di breve durata di severe condizioni acute (ad es. asma bronchiale severa, reazioni di rigetto di trapianto)

Se condizioni acute severe consentono una somministrazione orale, la dose iniziale è pari a 100–200 mg/die ed è somministrata in almeno 4 somministrazioni singole (di cui le prime 1–2 mediante un preparato corticosteroideo somministrabile endovena). In alcuni casi, tuttavia, nel breve termine possono essere necessarie dosi fino a 1500 mg/die. Una terapia ad alto dosaggio di prednisone, tuttavia, deve essere continuata solo fino a quando lo stato del paziente non si è stabilizzato, ossia, solitamente, non oltre le 48–72 ore. Dopo la somministrazione di dosi molto elevate entro pochi giorni, la terapia può essere bruscamente interrotta senza rischi.

Patologie acute che non costituiscono un rischio per la vita del paziente

La dose varia tra 15 e 30 mg/die; tuttavia, in alcuni pazienti, possono essere necessarie dosi maggiori.

Patologie croniche di esito potenzialmente infausto (ad es. lupus eritematoso sistemico, pemfigo, sarcoidosi sintomatica)

La dose iniziale è di 15–30 mg/die; eventualmente, per alcuni pazienti possono essere necessarie dosi maggiori.

Patologie croniche che generalmente non comportano rischi per la vita del paziente

Si inizia con una dose ridotta, pari a 5–10 mg/die, e la si aumenta gradualmente fino a raggiungere la soglia inferiore della quantità che determina un miglioramento sintomatico del grado desiderato.

Terapia a lungo termine

Una terapia a lungo termine può avvenire solo dopo un’attenta valutazione dei benefici e dei rischi. Qualora si riveli necessaria una terapia a lungo termine, i pazienti devono essere monitorati attentamente per individuare segni che rendano necessaria una riduzione della dose o una sospensione della medicazione. In tale contesto si raccomanda anche di valutare se sia più indicata una terapia giornaliera o intermittente.

Come ogni terapia glucocorticoidea, anche il trattamento prolungato con prednisone, se supera gli 8–10 giorni, non deve essere interrotto improvvisamente, bensì terminato mediante una lenta e graduale riduzione della dose giornaliera, per prevenire un peggioramento o una recrudescenza acuta della malattia, un’insufficienza corticosurrenale e una sindrome da astinenza da glucocorticoidi. Al termine di questo graduale processo di riduzione della dose, la posologia deve essere adeguata al ritmo di increzione circadiano.

Inoltre occorre considerare che la reazione disturbata allo stress in un contesto di terapia glucocorticoidea di lunga durata rende necessario un aggiustamento della dose di corticosteroidi alle situazioni di stress:

  • Malattie generalizzate: raddoppiare o eventualmente triplicare l’ultima dose somministrata.
  • Piccoli interventi: 100 mg di idrocortisone e.v. prima dell’inizio.
  • Interventi di media entità: 100 mg di idrocortisone e.v. prima dell’operazione; successivamente dosi da 100 mg di idrocortisone da somministrare ogni 6 ore per 24 ore.
  • Grandi interventi chirurgici: 100 mg di idrocortisone prima dell’inizio dell’operazione e successivamente altrettanti ogni 6 ore per almeno 72 ore. L’ulteriore trattamento dipende dal decorso.

Se dopo un trattamento di durata adeguata non è riscontrabile un effetto terapeutico soddisfacente, la somministrazione di Prednison Galepharm deve essere sospesa per avviare un altro trattamento affermato.

Modo di somministrazione

La dose abituale di 5–60 mg/die può essere somministrata nei seguenti modi:

  • Continuo: 2–4 assunzioni distribuite durante il giorno.
  • Circadiano: assunzione dell’intera dose giornaliera al mattino.
  • Alternato: assunzione della dose giornaliera raddoppiata un giorno sì e un giorno no.
  • Intermittente: cicli di trattamento articolati in 3 giorni di trattamento e 4 giorni senza terapia.

Le scanalature (a linea o a croce) permettono di ottenere la dose singola di volta in volta necessaria.

In caso di trattamenti che si protraggono a lungo, la posologia alternata contribuisce a ridurre il rischio di insufficienza corticosurrenale secondaria; nei bambini le posologie alternata e intermittente riducono il rischio di disturbi della crescita.

In presenza di obiettivi terapeutici particolari (ad es. profilassi di episodi asmatici notturni) è possibile una suddivisione tale da prevedere una somministrazione serale aggiuntiva.

Se si assumono dosi maggiori di 20 mg di prednisone/die, l’adeguamento della posologia al ritmo circadiano può essere tralasciato. Inoltre, in ragione della durata medio-lunga di emivita del prednisone, un adeguamento al ritmo di increzione circadiano è possibile solo con limitazioni.

Istruzioni posologiche speciali

Pazienti pediatrici

Negli infanti e nei bambini sono generalmente sufficienti dosi più ridotte di quelle sopra indicate. Tuttavia, la posologia deve orientarsi più alla severità della malattia che all’età, al peso o all’altezza e deve seguire un andamento circadiano.

Valgono le seguenti linee guida:

  • Da 0 a 1 anno: 25 % della dose per l’adulto.
  • Da 2 a 7 anni: 50 % della dose per l’adulto.
  • Da 8 a 12 anni: 75 % della dose per l’adulto.

A seconda della dose, dopo 2–3 mesi di terapia a lungo termine con steroidi nel bambino si osserva un arresto della crescita. Se la terapia steroidea è indispensabile, ai primi segnali di un blocco della crescita il prednisone deve essere somministrato in modo alternato o intermittente.

Ipotiroidismo/cirrosi epatica

Nei pazienti ipotiroidei o affetti da cirrosi epatica può essere necessaria una riduzione della dose.

Controindicazioni

Il preparato non deve essere utilizzato in caso di ipersensibilità al prednisone o a uno degli eccipienti secondo la composizione.

In generale, nelle condizioni in cui la somministrazione di glucocorticoidi può salvare delle vite, non sussistono controindicazioni per questo medicamento.

Controindicazioni in caso di utilizzo protratto nel tempo che vada oltre la terapia di emergenza e sostitutiva: herpes simplex, herpes zoster (fase viremica), herpes corneale, varicella, circa 8 settimane prima di una vaccinazione e fino a 2 settimane dopo, poliomielite (eccetto la forma bulbo-encefalica), infezione amebica, micosi sistemiche, parassitosi, linfomi dopo vaccinazione con BCG, glaucoma ad angolo aperto e chiuso, epatite B acuta o cronica attiva non trattata con antivirali.

Avvertenze e misure precauzionali

Aspetti generali

Le possibili complicanze di una terapia corticosteroidea dipendono dall’entità del dosaggio e dalla durata della terapia. Per questo, i benefici e i rischi per ciascun paziente in relazione alla posologia e alla durata del trattamento devono essere valutati individualmente (vedere «Posologia/impiego»).

Dal momento che, come tutti i glucocorticoidi, l’efficacia piena del prednisone è ritardata (4–8 ore), nella terapia di breve durata di severe condizioni patologiche il preparato non può essere utilizzato in sostituzione del trattamento convenzionale (immediatamente efficace), ma solo essere somministrato in aggiunta a quest’ultimo. Si rimanda alle informazioni sui medicamenti di tali preparati.

I glucocorticoidi possono mascherare i segni di infezioni e ostacolarne la diagnosi. Inoltre, durante una terapia glucocorticoidea possono verificarsi nuove infezioni (batteriche, virali, fungine, parassitarie, opportunistiche). Pertanto, in presenza di severe patologie infettive, occorre garantire al contempo una sufficiente copertura antibiotica e/o chemioterapica.

Le infezioni latenti, inclusa la tubercolosi o l’epatite B, possono essere riattivate (vedere «Controindicazioni»).

Un utilizzo protratto nel tempo di prednisone, anche in dosi ridotte, determina un aumento del rischio di infezione, anche da parte di microorganismi che in condizioni normali provocano raramente infezioni (c.d. infezioni opportunistiche).

I glucocorticoidi non devono essere usati in patologie respiratorie croniche non complicate.

Nella sindrome adrenogenitale il prednisone può essere somministrato solo insieme a un mineralcorticoide.

La somministrazione concomitante di Prednison Galepharm e potenti inibitori del CYP3A4 (ad es. ketoconazolo, itraconazolo, claritromicina, ritonavir, prodotti contenenti cobicistat) è da evitare (vedere «Interazioni»).

Possono verificarsi severe reazioni anafilattiche.

Terapia a lungo termine

A causa dell’inibizione del rilascio di ACTH, un trattamento di lunga durata che si protragga oltre le 2 settimane può portare a un’insufficienza corticosurrenale, fino all’atrofia della corteccia surrenale. La perdita di funzionalità della corteccia surrenale può durare fino a un anno e oltre e determina un rischio potenzialmente fatale per il paziente nelle situazioni di stress e di eccessiva sollecitazione. Nei pazienti esposti a stimoli non comuni (ad es. intervento chirurgico, severo trauma, severa infezione) durante la terapia corticosteroidea, si consiglia la somministrazione di un corticoide ad azione rapida per il periodo precedente, concomitante e successivo all’evento fonte della sollecitazione (vedere «Posologia/impiego»).

Durante una terapia a lungo termine devono essere condotti controlli medici regolari (ad es. esame delle urine, glicemia a due ore dall’assunzione dei pasti, misurazione della pressione arteriosa, monitoraggio del peso, radiografia toracica a intervalli regolari). A dosi elevate si devono assicurare un apporto sufficiente di potassio e la restrizione di sodio, i livelli sierici di potassio devono essere monitorati.

Come ogni terapia glucocorticoidea, anche il trattamento prolungato con prednisone non deve essere interrotto improvvisamente, bensì terminato mediante una lentissima e graduale riduzione della dose giornaliera per prevenire un’insufficienza corticosurrenale acuta, una sindrome da astinenza da cortisone e un peggioramento o una recrudescenza acuta della malattia.

Nei pazienti in postmenopausa e geriatrici, a causa del maggior rischio di osteoporosi, un trattamento con glucocorticoidi va effettuato soltanto se chiaramente indicato e dopo un’accurata valutazione del beneficio e del rischio. Eventualmente va somministrata anche una profilassi dell’osteoporosi.

Nei bambini, a causa del rischio di chiusura prematura delle epifisi, il trattamento a lungo termine con glucocorticoidi richiede una valutazione particolarmente accurata del beneficio e del rischio, nonché un attento monitoraggio dello sviluppo e dell’accrescimento. La terapia deve essere limitata nel tempo o intermittente in caso di terapia a lungo termine.

Misure precauzionali particolari

I pazienti in terapia con corticosteroidi non devono essere vaccinati, per prevenire il rischio di gravi complicanze infettive (in caso di vaccini vivi) e di risposta insufficiente alla vaccinazione (in caso di vaccini uccisi). Se possibile, i vaccini devono essere somministrati prima dell’inizio o dopo il termine della terapia con corticosteroidi, per ridurre la probabilità di fallimento della vaccinazione (vedere «Controindicazioni»).

Nei pazienti con tubercolosi latente o reattività alla tubercolina è necessario, oltre a una chiara indicazione per la terapia con corticosteroidi, uno stretto monitoraggio e, in caso di terapia a lungo termine, questi pazienti devono essere sottoposti a chemioterapia. Se per la chemioprofilassi si utilizza rifampicina, deve essere tenuto in considerazione il suo effetto di potenziamento della clearance metabolica epatica dei corticosteroidi; può essere necessario modificare la dose dei corticosteroidi. Nei pazienti con tubercolosi attiva fulminante o tubercolosi miliare, il prednisone può essere somministrato soltanto in combinazione con un’adeguata terapia tubercolostatica.

È richiesta particolare cautela nel caso in cui pazienti immunosoppressi o che non hanno contratto infezioni da varicella o morbillo in precedenza entrino in contatto con persone affette da morbillo o varicella durante la terapia con prednisone. Nei pazienti che ricevono una terapia con corticosteroidi, queste malattie possono assumere un decorso particolarmente severo che, soprattutto nei bambini, può avere esito infausto. Pertanto, richiedono un trattamento immediato, ad es. con aciclovir e.v. Nei pazienti a rischio è indicata una profilassi con aciclovir o un’immunoprofilassi passiva con immunoglobulina varicella-zoster (vedere «Controindicazioni»).

Infezioni batteriche acute e croniche: utilizzo solo sotto copertura antibiotica. I glucocorticoidi possono attivare un’amebiasi latente, che pertanto deve essere esclusa prima del trattamento (vedere «Controindicazioni»).

Nei pazienti con un’infestazione da Strongyloides, i glucocorticoidi possono condurre a recidive o a un’estensione della malattia.

Nelle epatiti croniche HBsAg positive, i corticosteroidi possono determinare un sensibile aumento della replicazione del virus e, nell’ulteriore decorso, condurre fino all’insufficienza epatica durante una successiva ricostituzione immunologica. L’impiego di corticosteroidi nell’epatite cronica HBsAg positiva senza efficace terapia antivirale concomitante è controindicato (vedere «Controindicazioni»).

Nella malaria cerebrale, l’utilizzo di corticosteroidi è associato a un prolungamento del coma e ad un aumento dell’insorgenza di polmoniti ed emorragie gastrointestinali.

Nelle seguenti malattie la terapia con prednisone deve avvenire solo se strettamente indicato e sotto stretto monitoraggio, nonché, eventualmente, insieme a una terapia aggiuntiva mirata:

  • Diabete mellito, in quanto la tolleranza al glucosio può risultare diminuita. La glicemia deve essere controllata regolarmente e può essere necessario aggiustare la dose di antidiabetici. Durante la terapia con corticosteroidi, un diabete mellito latente può divenire manifesto.
  • Ipotiroidismo e cirrosi epatica, in quanto in questi casi l’effetto dei glucocorticoidi è aumentato.
  • Ipercoagulabilità.
  • Infarto acuto del miocardio.
  • Severa ipertensione e insufficienza cardiaca.
  • Miastenia grave e concomitante somministrazione di inibitori della colinesterasi, in quanto in tali casi l’effetto degli inibitori della colinesterasi si riduce e il rischio di una crisi miastenica aumenta. Pertanto, l’assunzione di inibitori della colinesterasi, laddove possibile, deve essere interrotta 24 ore prima della somministrazione di un corticosteroide.
  • Ulcera gastrointestinale (controindicazione relativa).
  • Insufficienza renale.
  • Osteoporosi (osteoporosi severa: controindicazione relativa).
  • Disturbi psicotici e psichiatrici in anamnesi (inclusi depressioni e suicidalità). Si raccomanda un monitoraggio neurologico o psichiatrico.
  • Glaucoma ad angolo aperto e chiuso (controindicazione relativa).
  • Infezioni dell’occhio da herpes simplex (pericolo di perforazione corneale, vedere «Controindicazioni»).
  • Epilessia.

A causa del rischio di perforazione intestinale, il prednisone può essere usato solo in presenza di un’indicazione obbligatoria e sotto adeguato monitoraggio corrispondente. Nei pazienti che assumono dosi elevate di glucocorticoidi, i segni di un’irritazione peritoneale a seguito di perforazione gastrointestinale possono non manifestarsi. Ciò riguarda le seguenti condizioni:

  • Colite ulcerosa aspecifica a rischio di perforazione.
  • Ascessi e altre infiammazioni purulente.
  • Diverticolite.
  • Anastomosi intestinali recenti.

È inoltre richiesta cautela nell’impiego di corticosteroidi nei seguenti casi:

  • Emicrania in caso di terapia a lungo termine con corticosteroidi (possibile l’impiego nel breve termine).
  • Concomitante somministrazione di acido acetilsalicilico in pazienti con ipoprotrombinemia.
  • Trattamento combinato di lunga durata con glucocorticoidi e salicilati, a causa del rischio aumentato di emorragie e ulcerazioni gastrointestinali che possono condurre fino alla perforazione; tuttavia, qualsiasi riduzione del dosaggio di glucocorticoide deve essere adottata con cautela in ragione del rischio di avvelenamento da salicilati (vedere «Interazioni»).

A causa dell’effetto catabolico e anabolico dei corticosteroidi può verificarsi un bilancio azotato negativo. Per questo motivo è bene garantire un abbondante apporto di proteine.

In caso di contemporaneo impiego di fluorochinoloni sussiste un rischio aumentato di insorgenza di tendinopatie, tenosinoviti e rottura dei tendini.

Disturbi visivi

Durante il trattamento sistemico o locale (incluso quello intranasale, inalatorio e intraoculare) con corticosteroidi possono manifestarsi disturbi visivi. Qualora compaiano sintomi quali visione offuscata o altri disturbi visivi, il paziente deve essere reindirizzato verso un oftalmologo per accertarne le possibili cause, quali cataratta, glaucoma o malattie rare come la corioretinopatia sierosa centrale, che sono insorte durante il trattamento con corticosteroidi sistemici o locali.

Crisi renale sclerodermica

Si richiede cautela nei pazienti affetti da sclerosi sistemica, a causa di un’aumentata incidenza (potenzialmente fatale) di crisi renali sclerodermiche con ipertensione e diuresi diminuita contestualmente all’assunzione di una dose giornaliera di 15 mg o più di prednisone. La pressione arteriosa e la funzione renale (creatinina S) devono pertanto essere sottoposte a controlli regolari. In caso di sospetta crisi renale è necessario monitorare accuratamente la pressione arteriosa.

Durante il trattamento con corticosteroidi possono verificarsi anomalie della secrezione di ormoni sessuali (con conseguente comparsa, ad es., di amenorrea, irsutismo, impotenza).

Test antidoping

L’utilizzo di prednisone può determinare positività ai controlli antidoping. Non è possibile prevedere le conseguenze sulla salute dell’impiego di Prednison Galepharm come sostanza dopante; sono possibili danni per la salute.

Eccipienti

Prednison Galepharm contiene lattosio. I pazienti affetti da rari problemi ereditari di intolleranza al galattosio, da deficit totale di lattasi, o da malassorbimento di glucosio-galattosio, non devono assumere Prednison Galepharm.

Questo medicamento contiene meno di 1 mmol (23 mg) di sodio per compressa, cioè essenzialmente «senza sodio».

Interazioni

Antiacidi

In caso di concomitante assunzione di idrossido di magnesio o di alluminio può verificarsi una riduzione dell’assorbimento di prednisone (biodisponibilità relativa del prednisone in caso di assunzione di antiacidi in base ai dati pubblicati: 57 %–74 %). Si raccomanda uno scarto di 2 ore tra l’assunzione di prednisone e antiacidi.

Medicamenti antineoplastici e immunomodulatori

Singole dosi di prednisone possono inibire l’attivazione del ciclofosfamide, ma dopo la somministrazione prolungata il tasso di attivazione aumenta. La somministrazione concomitante di interleuchina 2 e corticosteroidi può ridurre l’efficacia dell’interleuchina 2 ed è pertanto da evitare.

Amfotericina B

La somministrazione concomitante di amfotericina B e corticosteroidi può condurre a ipokaliemia.

Anticolinergici

L’atropina e altri anticolinergici possono aumentare ulteriormente una pressione intraoculare già aumentata.

Antidiabetici

In caso di somministrazione concomitante di insulina o antidiabetici orali è necessario monitorare i livelli di glucosio ed eventualmente aggiustare il dosaggio degli antidiabetici.

Antipertensivi

L’effetto antipertensivo può essere inibito dalla componente mineralcorticoide dell’effetto dei glucocorticoidi, con conseguente aumento dei valori pressori.

Anticoagulanti

L’effetto dei derivati della cumarina o dell’eparina può risultare aumentato o ridotto. Pertanto è necessario controllare la coagulazione ed eventualmente aggiustare la dose di anticoagulanti.

Clorochina, idrossiclorochina e meflochina

Sussiste un rischio aumentato di insorgenza di miopatie e cardiomiopatie.

Inibitori della colinesterasi

Neostigmina e piridostigmina possono scatenare una crisi miastenica.

Induttori del CYP3A4

Gli induttori del CYP3A4, quali rifampicina, fenitoina, carbamazepina, barbiturici e primidone, riducono l’effetto dei corticosteroidi aumentando la clearance, il che rende necessario un aggiustamento della dose.

Inibitori del CYP3A4

I corticosteroidi (prednisone/prednisolone incluso) sono metabolizzati dal CYP3A4.

La somministrazione concomitante di potenti inibitori del CYP3A4 (come ad es. ketoconazolo, itraconazolo, claritromicina, ritonavir, preparati contenenti cobicistat) può determinare un aumento dell’esposizione ai corticosteroidi e con esso un aumentato rischio di effetti collaterali sistemici dei corticosteroidi.

La combinazione di questi medicamenti deve essere evitata, a meno che l’utilità che ne deriva non superi l’aumentato rischio di effetti collaterali dei corticosteroidi; in tal caso i pazienti devono essere monitorati per intercettare il manifestarsi di effetti collaterali sistemici dei corticosteroidi.

Diuretici

In caso di assunzione di diuretici che riducono i livelli di potassio (ad es. furosemide) è necessario monitorare la kaliemia. In alcuni casi è necessaria una terapia sostitutiva di potassio.

Efedrina

L’accelerazione del metabolismo può ridurre l’efficacia dei glucocorticoidi.

Estrogeni

Gli estrogeni possono aumentare l’effetto dei corticosteroidi.

Fluorochinoloni

L’impiego concomitante di fluorochinoloni comporta un rischio aumentato di insorgenza di tendinopatie, tenosinoviti e rottura dei tendini.

Glicosidi cardiaci

L’effetto mineralcorticoide dei corticosteroidi può ridurre i livelli sierici di potassio, aumentando così la tossicità della digossina e dei glicosidi cardiaci della stessa famiglia.

Vaccini

L’effetto immunosoppressivo dei corticosteroidi può determinare un’aumentata tossicità dei vaccini vivi per virus quali poliomielite, BCG, parotite, morbillo, rosolia e vaiolo. Possono manifestarsi infezioni virali disseminate o da BCG con esito fatale. Nei vaccini inattivati è possibile che la risposta anticorpale sia ridotta (vedere «Controindicazioni»).

Immunosoppressori

La somministrazione concomitante di metotrexato genera un effetto sinergico per cui può essere sufficiente una dose minore di corticosteroidi. La ciclosporina riduce la clearance dei corticosteroidi, probabilmente tramite un’inibizione competitiva degli enzimi microsomiali epatici. Per contro, i corticosteroidi, soprattutto se somministrati in dosi elevate, possono aumentare i livelli ematici di ciclosporina, aumentando così il rischio di attacchi convulsivi. Pertanto, contestualmente a tale trattamento è necessario monitorare i livelli ematici di ciclosporina e, laddove necessario, aggiustare la dose. La combinazione di immunosoppressori e prednisone determina un’aumentata sensibilità alle infezioni e un possibile peggioramento o slatentizzazione di infezioni latenti.

Miorilassanti non depolarizzanti

Il rilassamento muscolare può durare più a lungo.

Antinfiammatori non steroidei (FANS)

L’effetto ulcerogeno di queste sostanze può essere potenziato. L’incidenza di emorragie gastrointestinali e perforazioni gastrointestinali è aumentata.

Praziquantel

I corticosteroidi possono determinare un calo della concentrazione di praziquantel nel sangue.

Protirelina

L’aumento di TSH in caso di somministrazione di protirelina può risultare ridotto.

Psicofarmaci

L’effetto di ansiolitici e antipsicotici può risultare diminuito. Se necessario occorre aggiustare il dosaggio delle sostanze attive sul SNC.

Proleuchina

La somministrazione concomitante di glucocorticoidi può ridurre l’efficacia della proleuchina. Pertanto, si sconsiglia la combinazione di proleuchina e prednisone.

Salicilati

I glucocorticoidi riducono l’effetto dei salicilati aumentando la clearance. In caso di trattamento prolungato sussiste un rischio aumentato di emorragie e ulcerazioni gastrointestinali, che possono arrivare fino alla perforazione. La riduzione del dosaggio di glucocorticoidi dovrebbe avvenire con cautela, in quanto possono verificarsi fenomeni di avvelenamento da salicilati.

Somatotropina

Durante la terapia a lungo termine con corticosteroidi, l’effetto della somatotropina può risultare diminuito.

Simpaticomimetici

La somministrazione concomitante di beta-antagonisti e corticosteroidi può potenziare gli effetti ipopotassiemici e potenzialmente tossici.

Gravidanza, allattamento

Gravidanza

Studi sulla funzione riproduttiva negli animali hanno mostrato effetti teratogeni, ma non sono disponibili studi controllati su donne in gravidanza. Non è possibile escludere disturbi della crescita intrauterina durante la terapia a lungo termine durante la gravidanza e, nel caso in cui il trattamento avvenga alla fine della gravidanza, sussiste il rischio di un’atrofia corticosurrenale per il feto, che può rendere necessaria una terapia sostitutiva con posologia decrescente nel neonato. Inoltre, nelle madri che devono essere sottoposte a un trattamento con steroidi durante la gravidanza, l’incidenza di aborti è superiore.

Per questi motivi, il prednisone, come tutti i glucocorticoidi, non deve essere somministrato in gravidanza – soprattutto nel primo trimestre – a meno che ciò non sia assolutamente necessario. In tal caso e in presenza di un’indicazione, il prednisone (o il prednisolone) va preferito a tutti gli altri glucocorticoidi, e in particolare ai glucocorticoidi fluorurati, in quanto la sua capacità di attraversare la placenta è minore.

La paziente deve essere informata che, in caso di sospetta o accertata gravidanza, è necessario consultare immediatamente un medico.

Allattamento

Il prednisone viene escreto nel latte materno, dove raggiunge livelli pari al 5–25 % della concentrazione plasmatica materna e può, tra l’altro, inibire la funzione corticosurrenale e la crescita del lattante. Durante l’impiego sistemico di corticosteroidi non è possibile allattare.

Effetti sulla capacità di condurre veicoli e sull’impiego di macchine

Prednison Galepharm può determinare variazioni della capacità di concentrazione, soprattutto all’inizio del trattamento (vedere «Effetti indesiderati»), limitando così la capacità di condurre veicoli o la capacità di utilizzare macchine.

Effetti indesiderati

Gli effetti indesiderati del prednisone dipendono dalla dose e dalla durata del trattamento, così come dall’età, dal sesso e dalla patologia di base del paziente.

Il rischio di effetti indesiderati nella terapia a breve termine è basso. Tuttavia, occorre considerare che l’utilizzo di corticosteroidi può avere come conseguenza un decorso quasi asintomatico delle emorragie intestinali (spesso dovute allo stress).

In caso di terapia prolungata a dosi elevate, ovvero in caso di superamento della dose soglia Cushing (>5–7.5 mg di prednisone/die), possono manifestarsi gli effetti collaterali noti dei glucocorticoidi:

Infezioni ed infestazioni

Aumento del rischio di infezione, mascheramento di infezioni, esacerbazione o riattivazione di infezioni virali, fungine, batteriche, parassitarie e opportunistiche, attivazione di una strongiloidosi. Osteomielite, sepsi, riattivazione di una tubercolosi, candida albicans, herpes simplex, esacerbazione di un’epatite B cronica fino all’insufficienza epatica, ascessi amebici.

Patologie del sistema emolinfopoietico

Leucocitosi, linfopenia relativa, eosinopenia, trombocitosi, lieve poliglobulia.

Disturbi del sistema immunitario

Reazioni di ipersensibilità (ad es. esantema da medicamento), in alcuni rari casi fino a reazioni anafilattiche con aritmie, ipotensione o ipertensione, collasso circolatorio, arresto cardiaco e/o broncospasmo, abbassamento delle difese immunitarie.

Patologie endocrine

Sindrome di Cushing (sintomatologia tipica: facies lunare, adiposità del tronco e pletora), soppressione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, inibizione della secrezione di ACTH, inibizione dell’assunzione di iodio nella tiroide, insufficienza ipofisaria e corticosurrenale secondaria.

Disturbi del metabolismo e della nutrizione

Ritenzione sodica con formazione di edemi, ritenzione idrica, perdita di potassio, perdita di calcio, perdita di fosfati, alcalosi ipokaliemica, chetoacidosi, ridotta tolleranza ai carboidrati, iperglicemia, diabete mellito, iperlipidemia, ipercolesterolemia, bilancio azotato negativo dovuto alla degradazione proteica, aumento dell’appetito, aumento ponderale.

Disturbi della distribuzione del grasso quali facies lunare, adiposità del tronco, in casi molto rari anche lipomatosi epidurali, epicardiche o mediastiniche reversibili.

Disturbi psichiatrici

Insonnia, euforia, depressione, alterazioni dell’umore e della personalità, peggioramento di disturbi affettivi e della tendenza alla psicosi fino a psicosi manifeste. Soprattutto all’inizio del trattamento, cambiamenti d’umore, della motivazione e della capacità di concentrazione.

Patologie del sistema nervoso

Aumento della pressione intracranica con papilledema (pseudotumor cerebri), convulsioni, manifestazione di un’epilessia latente, vertigini, cefalea.

Patologie dell’occhio

Aumento della pressione intraoculare, glaucoma, cataratta (in particolare con opacizzazione sottocapsulare posteriore), congiuntivite, peggioramento dei sintomi nell’ulcera corneale, facilitazione dell’insorgenza di infiammazioni virali, fungine e batteriche dell’occhio, corioretinopatia, visione offuscata.

Patologie cardiache

Rottura di cuore a seguito di infarto recente, bradicardia (dopo dosi elevate).

Patologie vascolari

Ipertensione, tromboembolie, embolie grassose, arteriosclerosi.

Patologie gastrointestinali

Ulcera peptica con possibile perforazione ed emorragia (spesso in assenza della sintomatologia tipica), perforazioni dell’intestino tenue e crasso, pancreatite, esofagite ulcerosa, nausea, vomito.

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo

Alterazioni atrofiche, assottigliamento cutaneo, striae distensae, acne, eritema, dermatite allergica e di tipo rosacea (periorale), orticaria, ipopigmentazione o iperpigmentazione, ecchimosi, petecchie.

Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo

Debolezza muscolare, atrofia muscolare, miopatia, osteoporosi (sindromi da schiacciamento vertebrale fino ad arrivare a fratture da compressione, in particolare nelle donne in menopausa; dose-dipendente, possibile anche in caso di impiego di breve durata), fratture spontanee, tendinopatie, tendinite, rottura dei tendini, distruzione articolare dovuta all’inibizione della sintesi di collagene, pseudoreumatismo da steroidi, osteonecrosi asettica, ritardo della crescita nel bambino.

Nota: una riduzione troppo rapida della dose a seguito di un trattamento prolungato può causare disturbi quali dolori muscolari e articolari.

Patologie renali e urinarie

Crisi sclerodermica.

Tra le diverse sottopopolazioni, l’insorgenza di crisi renali sclerodermiche varia. Il rischio più elevato è stato segnalato in pazienti con sclerosi sistemica diffusa; il rischio più basso è stato segnalato in pazienti con sclerosi sistemica limitata (2 %) e sclerosi sistemica ad esordio giovanile (1 %).

Patologie dell’apparato riproduttivo e della mammella

Anomalie della secrezione degli ormoni sessuali (amenorrea, irsutismo, impotenza), ginecomastia.

Patologie sistemiche

Ritardo nella guarigione delle ferite.

Esami diagnostici

Riduzione o perdita della risposta ai test cutanei.

Sangue

Valori diminuiti: VES, tempo di coagulazione (metodo di Lee-White), livelli plasmatici di acido urico, potassio, TSH, tiroxina, T3, testosterone.

Valori aumentati: livelli plasmatici di sodio, cloruro, glucosio, colesterolo.

Urina

Valori diminuiti: 17-chetosteroidi.

Valori aumentati: calcio, creatinina, glucosio (in presenza di predisposizione).

La notifica di effetti collaterali sospetti dopo l’omologazione del medicamento è molto importante. Consente una sorveglianza continua del rapporto rischio-benefico del medicamento. Chi esercita una professione sanitaria è invitato a segnalare qualsiasi nuovo o grave effetto collaterale sospetto attraverso il portale online ElViS (Electronic Vigilance System). Maggiori informazioni sul sito www.swissmedic.ch.

Posologia eccessiva

La tossicità acuta dei glucocorticoidi è bassa e finora sono stati osservati solo rari casi di intossicazione causata da un sovradosaggio acuto.

Non esiste un antidoto specifico per i casi di sovradosaggio; il trattamento è sintomatico.

In caso di sovradosaggio cronico si può prevedere un aumento degli effetti indesiderati e dei rischi descritti al paragrafo «Avvertenze e misure precauzionali».

Proprietà/effetti

Codice ATC: H02AB07

Meccanismo d’azione

I molteplici effetti dei glucocorticoidi servono all’adattamento fisiologico dell’organismo alle situazioni di stress. Il loro spettro comprende, oltre a effetti diabetogeni, centrali, ematologici, catabolici, antiproliferativi, antiflogistici, immunosoppressivi (antiallergici) e mineralcorticoidi, anche un effetto permissivo sull’adrenalina.

Alcuni effetti terapeutici auspicati sono raggiunti solo a dosi farmacologiche. Tra questi rientrano in particolare l’effetto antiflogistico, antiallergico e immunosoppressivo.

Il prednisone è un corticosteroide sintetico che possiede una potenza glucocorticoide circa quattro volte maggiore a quella del cortisolo naturale. L’effetto mineralcorticoide, invece, è pari solo a circa il 60 % di quello del cortisolo.

L’effetto del prednisone, come quello di tutti i glucocorticoidi, si basa sulla stimolazione della sintesi di proteine specifiche nella cellula: è questa la responsabile degli effetti biologici veri e propri. A causa di questo meccanismo d’azione, che passa per il nucleo della cellula, l’effetto del prednisone si manifesta, in tutte le forme farmaceutiche, con un ritardo di 30–60 minuti rispetto a quanto ci si aspetterebbe sulla base della concentrazione plasmatica e, quando quest’ultima scende al di sotto del livello di efficacia terapeutica, perdura ancora per diverse ore.

I corticosteroidi naturali presentano una periodicità circadiana, in base alla quale il 70 % di essi viene secreto tra le 2 e le 8 del mattino. Nel programma terapeutico, se possibile, in particolare nel caso di un trattamento prolungato, se ne dovrebbe tenere debitamente conto.

La dose equivalente antinfiammatoria relativa del prednisone rispetto ad altri glucocorticoidi è pari a:

5 mg di prednisone = 5 mg di prednisolone = 0.7 mg di desametasone = 4 mg di triamcinolone = 4 mg di metilprednisolone = 20 mg di idrocortisone = 25 mg di cortisone.

La durata dell’effetto antinfiammatorio di una dose corrisponde all’incirca alla durata della soppressione dell’asse ipotalamo-ipofisi-corteccia surrenale, ossia 30–36 ore.

La forma farmacologicamente attiva del prednisone è il prednisolone. In generale le due sostanze sono terapeuticamente equivalenti, ma in presenza di severe malattie del fegato si preferisce il prednisolone.

Farmacocinetica

Assorbimento

In seguito alla somministrazione orale il prednisone viene rapidamente e completamente assorbito, dopodiché è rapidamente trasformato a livello epatico nel prednisolone biologicamente attivo mediante riduzione del gruppo chetonico in posizione C-11. L’assorbimento iniziale, ma non la biodisponibilità complessiva, pari in media al 78 %, è ostacolato dal cibo.

Il picco plasmatico si ha 1–2 ore dopo l’assunzione orale; tuttavia, il livello massimo di efficacia biologica è notevolmente ritardato e interviene generalmente dopo 4–8 ore.

Distribuzione

Il prednisone forma un legame reversibile con due proteine plasmatiche, una globulina legante i glucocorticoidi e l’albumina.

Il legame alle proteine plasmatiche ammonta generalmente al 55–90 %, il volume di distribuzione è di 0.97 ± 0.11 l/kg. Il prednisone attraversa sia la barriera ematoencefalica, sia quella placentare e viene escreto nel latte materno.

Metabolismo

Con un’emivita biologica di circa 60 minuti, il prednisone in posizione C-11 viene ridotto, principalmente a livello del fegato, alla vera forma attiva, il prednisolone. Il prednisolone è metabolizzato, in quasi tutti i tessuti del corpo e in particolare nel fegato, in metaboliti biologicamente inattivi. I metaboliti sono in parte glucuronati e solfatati ed eliminati attraverso i reni.

Eliminazione

A dosi elevate il volume di distribuzione e la clearance plasmatica aumentano (di norma 3.6 ± 0.8 ml/min/kg). A dosi abituali, l’emivita plasmatica (del prednisolone) è di 2–4 ore, quella biologica è di 12–36 ore.

Il 98 % del prednisolone è eliminato a livello dei reni; il 6-beta-idrossiprednisolone è un metabolita non coniugato, anch’esso eliminato per via renale.

È probabile che, modulata dal flusso urinario, si verifichi una ridiffusione tubulare di prednisone filtrato.

Cinetica di gruppi di pazienti speciali

Severe malattie del fegato (ad es. epatite, cirrosi epatica): clearance ridotta, prolungamento dell’emivita di eliminazione. Nelle patologie epatiche caratterizzate da un quadro di ipoalbuminemia, la frazione libera e farmacologicamente attiva può aumentare sensibilmente. In presenza di forti limitazioni della funzione epatica, la biodisponibilità di prednisolone può essere ridotta.

Danno renale: emivita plasmatica abbreviata.

Gravidanza: emivita plasmatica prolungata.

Neonati: clearance minore che nei bambini più grandi e negli adulti.

Dati preclinici

Tossicità subcronica/cronica

Nei ratti, in seguito alla somministrazione giornaliera i.p. di 33 mg/kg di peso corporeo di prednisolone per 7–14 giorni, l’osservazione al microscopio ottico ed elettronico ha permesso di individuare alterazioni delle cellule nelle isole di Langerhans. Nel coniglio gli esperimenti hanno indotto danni epatici con una dose giornaliera di 2–3 mg/kg di peso corporeo per 2–4 settimane. Effetti istotossici quali necrosi muscolare sono stati riscontrati dopo diverse settimane di somministrazione di 0.5–5 mg/kg di peso corporeo nella cavia e 4 mg/kg di peso corporeo nel cane.

Potenziale mutageno e cancerogeno

Non sono stati condotti studi sufficienti sugli effetti mutageni di prednisolone e prednisone. Informazioni preliminari suggeriscono un effetto mutageno, ma finora la rilevanza di tali informazioni non è stata accertata.

Non sono stati condotti studi a lungo termine sull’animale per studiare un effetto cancerogeno del prednisone.

Tossicità per la riproduzione

Negli esperimenti condotti sul topo, sul criceto e sul coniglio, il prednisolone ha causato palatoschisi. La somministrazione parenterale nel ratto ha mostrato lievi anomalie di cranio, mascella e lingua. Non sono stati osservati disturbi nella crescita intrauterina.

Nell’uomo, i circa 200 casi pubblicati (140 con prednisone, 60 con prednisolone) non hanno mostrato un aumento del rischio di malformazioni, anche se il numero di casi non è sufficientemente significativo per escludere tali rischi con una certa sicurezza. Finora l’esperienza clinica con i glucocorticoidi durante il primo trimestre di gravidanza non ha mostrato alcun indizio di effetti teratogeni nell’uomo.

L’impiego di prednisolone a dosi elevate e per un periodo prolungato (30 mg/die per almeno 4 settimane) ha causato disturbi reversibili della spermatogenesi, durati alcuni mesi dopo che la somministrazione del farmaco si era conclusa.

Altre indicazioni

Influenza sui metodi diagnostici

I corticosteroidi possono interferire con il test del nitroblu tetrazolio per la diagnosi di infezione batterica e dare risultati falsi negativi.

Stabilità

Il medicamento non deve essere utilizzato oltre la data indicata con «EXP» sulla confezione.

Indicazioni per la conservazione

Non conservare a temperatura superiore a 30 °C. Conservare nella confezione originale per proteggere il contenuto dalla luce.

Conservare fuori dalla portata dei bambini.

Numero dell’omologazione

50821 (Swissmedic).

Titolare dell’omologazione

Galepharm AG, Zürich.

Stato dell’informazione

Avrile 2021.